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30 gennaio 2019

Escursione alla chiesa ipogea di San Posidonio, tra Massafra, Crispiano e un pizzico d'Africa

Che ci faccio seduta su quella roccia ?
In attesa che verga aperto il varco per entrare nella chiesa ipogea di San Posidonio
Oggi ti voglio parlare di questo posto che ho scoperto in una escursione, grazie all'amore per il territorio di Massafra di un gruppo di appassionati di cultura e arte.

Se mi segui da tempo sai che vivo nella Terra delle Gravine, in Puglia, che ha come particolarità quella di possedere la cultura del vivere in grotta, la cosiddetta civiltà rupestre che risale al medioevo.

Massafra è ricca di questi insediamenti ed è un vero piacere andare a visitarli.
Più che altro, queste escursioni diventano per me una vera caccia al tesoro e mi sento a metà tra Janet Ross e Indiana Jones.

Escursione a Massafra: la chiesa ipogea di San Posidonio 

Mi ha affascinato tantissimo la storia di questa chiesa rupestre del V secolo, i cui dipinti purtroppo sono stati trafugati con lo scalpello e quelli rimasti sono sbiaditi dal dilavamento.

L'ingresso alla chiesa ipogea di San Posidonio
L'ingresso della chiesa ipogea di San Posidonio a cui si accede scendendo nove scalini

Già dal nome che, secondo alcuni studiosi della materia,  ha una diversa provenienza. C'è chi lo attribuisce all'anacoreta tebano Possidonio e chi al vescovo Possidio di Calama, biografo di Sant'Agostino.
Quest'ultima attribuzione è stata studiata approfonditamente dal prof. Roberto Caprara di Massafra che in un suo scritto ne ha dato le spiegazioni storico-artistiche.

Calama era una regione romana dell'Africa, in Numidia, in cui era, appunto, vescovo Possidio. Con l'arrivo dei Vandali ariani, Possidio, con un gruppo di fedeli, si rifugiò in una località non precisata ("massa anonima") dell'Apulia.

Già negli anni '40 del secolo scorso, si diceva che la gente di campagna ricordava che un tempo a Massafra c'era un vescovo africano (immaginato di pelle scura) sepolto nella cripta Carucci (ora San Posidonio). 

Per accedere alla chiesa, sottoposta al piano, si scendono degli scalini e ci si ritrova in una piccola camera con l'abside in fondo e una piccola navata laterale destra che porta alla grotta in cui era sepolto il Santo.

Quello che mi ha colpito maggiormente sono i graffiti e gli altri simboli ancora evidenti: le croci scolpite sugli stipiti dell'ingresso e il nodo di Salomone sulla calotta absidale.

Il nodo di Salomone scolpito nell'abside 
Il Nodo di Salomone è un simbolo antichissimo e rientra nella categoria dei simboli del mistero. È un simbolo che circola in ambito magico e fu usato anche dai cavalieri Templari. 
Per tale ragione la Chiesa ne prese le distanze.

Le croci sullo stipite sono di forma diversa, ma una in particolare ha attirato la mia attenzione perché non l'avevo mai vista. Infatti, pare che sia l'unica che si ritrova nelle chiese rupestri pugliesi.
Ha il segmento superiore più lungo di quello inferiore, come la croce di San Pietro, quelle che si trovano nelle chiese dell'Africa settentrionale.

Ogni volta che guardo la foto, a me fa un effetto ottico strano: a volte la croce mi sembra scavata nella roccia e a volte sembra rialzata. Lo vedi anche tu?

La croce sullo stipite sinistro dell'ingresso con il segmento superiore più lungo di quello inferiore
Un senso di disagio mi prende nel vedere la chiesetta abbandonata a se stessa.

Sulle pareti ci sono ancora alcuni dipinti, quelli che ancora non sono stati trafugati a picconate, come hanno fatto per i visi dei santi ed al loro posto ora è rimasto un buco tondo nella parete.
Dispiace vedere che tesori che abbiamo avuto gratuitamente in eredità, e conservatisi naturalmente per secoli,  siano stati maltrattati e distrutti in pochi decenni.

Nonostante tutto,  questa chiesa in miniatura emana tutto il suo carisma di luogo sacro.

Non è un luogo frequentato, né si arriva agevolmente. Non ci sono indicazioni per arrivare nel punto preciso.
Si trova isolata, in aperta campagna, in una zona sul confine tra i comuni di Crispiano e Massafra, tra masserie e campi coltivati sotto le fronde di un albero di fico che spunta dal lucernario della cripta e le sterpaglie che ricoprono l'ingresso come a proteggerla.

Tutt'intorno la tranquilla e silenziosa campagna pugliese che si estende a perdita d'occhio.


Le estese campagne nei dintorni di Massafra
L'estesa campagna nei dintorni di Massafra

Non mi meraviglia che qui trovarono riparo gli esuli dell'Africa del nord. E non mi meraviglia che ci siano siti che confermano questa tesi. 

Quella che vedi in foto è una parte della  masseria Fanelli vecchia e si trova sottoposta al piano del terreno a circa 400 metri dalla chiesa ipogea. 

C'è un cortile centrale sul quale si aprono vari ingressi che portano alle camere, sempre sottoterra.
L'archeologo Roberto Caprara paragona sia queste strutture abitative periferiche che quelle dette "vicinanze", nel centro storico di Massafra, ai villaggi del sud della Tunisia, come Matmata.

Dopo tutte questi punti in comune, si può allora pensare con ragionevolezza che, probabilmente, il nome di Massafra deriva dall'unione delle parole "massa"e"afri".


Masseria ipogea Fanelli vecchia situata a 400 metri dalla cripta

Che dire, questo esotismo rende la storia molto avvincente. Sicuramente da approfondire.

Certo non sono un'archeologa né una storica o altro che possa far intendere che me ne intenda, e scusa per il giro di parole. 
A me piace viaggiare,camminare, scoprire, osservare e trasferire le mie ricche esperienze a te che mi leggi. 

Ringrazio gli amici dell'Archeogruppo Jacovelli di Massafra e in particolar modo Giulio Mastrangelo per avermi omaggiato dell'ultimo lavoro del compianto prof Roberto Caprara da cui ho tratto le notizie storiche.



6 commenti:

  1. Complimenti per l'articolo, è stata una escursione interessante, rimane però il cruccio di non avere, a meno di ipotesi, notizie certe della fondazione di Massafra, manca al tuo racconto la storia delle ossa trafugate e spostate in quel paese che si chiama appunto San Possidonio in provincia di Modena, storia che possiamo comunque leggere nell'ultimo libro del compianto Roberto Caprara.

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    1. Grazie per l'appunto che mi fai e che mi permette di aggiungere che: è sì vero che il prof Caprara parla delle ossa trafugate sul suo libro, ma la mia intenzione, con questo post, non è parlare della storia del Santo quanto far conoscere che esistono dei posti interessanti da visitare a Massafra.

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    2. Mi "tocca " la tua semplicità nel descrivere compiutamente i luoghi che visiti. La caratteristica del Maestro che sa parlare
      ai bambini ed ancora meglio lo sa scrivere.

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    3. La semplicità mi rappresenta in tutto. Il tuo è un complimento che mi fa molto piacere e che mi stimola ad andare avanti. Grazie.

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  2. Massafra ha davvero molte cose da offrire. Come sai ci sono stata per un paio di giorni e mi è sembrata un vero gioiello. Più ti leggo e più capisco quanto ancora ci sia da vedere. Ho la sensazione che dovrò presto venire a trovarti di nuovo Maria! <3

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    1. Ma noi ti aspettiamo a braccia aperte, Simona! Questo è un pezzo della Puglia ancora da scoprire.

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