2008253882785638

martedì 21 maggio 2019

Visita al MUMA, il museo della maiolica di Laterza


I piccoli musei sparsi nella provincia di Taranto sono poco conosciuti se non da appassionati del genere e intenditori. Li ritengo piccoli gioielli preziosi che raccontano la storia di un territorio e che racchiudono le memorie dei nostri avi.

Dopo essere stata al Museo di Rodolfo Valentino a Castellaneta, eccomi a Laterza per visitare il MUMA, il museo della maiolica, e riporre nel mio scrigno un altro tesoro del mio territorio.

Laterza è un piccolo centro della provincia di Taranto, in Puglia, e dista solo venti chilometri da Matera. Si trova nella Terra delle Gravine e come quasi tutti i paesi che ne fanno parte si affaccia su una maestosa gravina, forse uno dei più grandi canyon d'Europa.

Oggettistica del museo delle maioliche di Laterza
Alcuni oggetti esposti al museo della maiolica di Laterza 

Le maioliche di Laterza, una preziosa arte artigiana


Il MuMa è un piccolo museo che raccoglie in una sorta di collezione, pezzi dell'antica arte artigiana laertina che nel tempo erano andati perduti. Grazie alla passione del collezionista Riccardo Tondolo, a cui è dedicato il museo, si è potuto recuperare il patrimonio artistico e culturale. 

Come dicevo il museo non è molto grande ma conserva reperti di grande pregio, più di 150 pezzi. Occupa un'ala al primo piano del nobiliare Palazzo Marchesale che domina il centro storico. È un palazzo edificato nel 1393 nel periodo in cui il feudo di Laterza faceva parte del principato di Taranto.

Le maioliche di Laterza hanno una storia relativamente recente. Si parla del periodo che va dalla fine del '600 agli inizi dell'800, nel pieno barocco. Le fornaci laertine nacquero per la naturale facilità di reperire la materia prima nelle gravine. 

I maestri artigiani utilizzavano l'argilla che veniva modellata e cotta al forno conferendole il caratteristico colore rossiccio, come un biscotto.

Nella lavorazione, la terracotta così ottenuta viene poi smaltata. La maiolica è la terracotta rimessa nel forno. Per ottenere l'effetto vitreo viene immersa in uno smalto stannifero (contenente piombo) generalmente bianco, decorata e ancora  ricotta.

Particolare della decorazione della maiolica di Laterza
Particolare della decorazione floreale al bordo di un piatto di maiolica

La maiolica di Laterza ha una particolarità che, a parer mio, la rende unica nel suo genere:la monocromia turchina dei grandi piatti bianchi decorati finemente sui bordi. 

Al centro del piatto solitamente sono rappresentate scene di vita storica o mitologica, paesaggi ma anche ritratti di personaggi appartenenti alle famiglie nobiliari di quel tempo. 

Trovo di una bellezza sbalorditiva le ricche e meticolose decorazioni dei bordi, tanto da sembrare applicazioni di pizzi e merletti. I decori floreali sono i più rappresentati, davvero singolare è la margherita a 16 petali del Maestro D'Alessandro.


Il piatto di Callisto, la ninfa sedotta da Zeus 


Tra i piatti che hanno attirato la mia attenzione, ma credo sia stato per la storia che racchiude perché adoro la mitologia, è quello del tradimento di Callisto, la ninfa vergine che seguiva Artemide, la dea della caccia.

Il piatto che rappresenta la storia di Callisto e Artemide
Il piatto che rappresenta la storia di Callisto, la ninfa vergine compagna di Artemide, dea della caccia 

Una delle tante versioni mitologiche narra che Zeus si innamorò di Callisto che, trasformatosi in Artemide, riuscì a sedurla e ingravidarla. 

Callisto nascose la sua condizione finché un giorno, dopo una battuta di caccia, Artemide ordinò di fermarsi alla fonte per rinfrescarsi. Callisto esitò a spogliarsi e, allora, le compagne le alzarono la veste scoprendo cosi la verità. Artemide la cacciò via.

Era, la moglie di Zeus, per vendicarsi dell'oltraggio subito, la trasformò in un'orsa. Il figlio che nacque, Arcade, già quindicenne, mentre era a caccia cercò di uccidere l'orsa, la propria mamma. Zeus intervenne e trasformò entrambi in due costellazioni: l'orsa maggiore e l'orsa minore. 

Nelle teche del museo, oltre i piatti, sono conservati altri manufatti di grande interesse, talvolta bizzarri e curiosi, non solo monocromatici ma anche policromatici:albarelli, acquasantiera, coppe, animali, anfore. 

Dalla collezione esposta nel museo si deduce che la bravura dei ceramisti di Laterza oltrepassò i confini.

La teiera della collezione di maioliche al museo di Laterza
Le maioliche con decorazioni orientaleggianti 

La serie in stile orientaleggiante che contiene una teiera o una tisaniera dai colori giallo arancio, quasi dorato, fa presumere che la committenza provenga da molto lontano. 

Un'altra particolarità che cattura il visitatore sono gli scaldamani a forma di libro. Si riempivano di acqua calda e tenendoli in mano davano un'aria da intellettuali. 
Una fantasia che non mi aspettavo e che mi ha sorpreso per la creatività. 

La mia visita al museo finisce con le maioliche di proprietà della Chiesa Mater Domini di Laterza e tra i quali spiccano le due anfore apotropaiche.
Il corpo delle anfore ha la forma panciuta decorata a squame e nella parte superiore gli occhi sono strabici. 

Erano oggetti che servivano ad allontanare il malocchio e gli influssi negativi. Insomma dovevano far paura ai malintenzionati. Chissà se ci riuscivano con così poco!

Maioliche di Laterza, le anfore apotropaiche
Le due anfore apotropaiche che avevano la funzione di allontanare gli influssi malefici

La maiolica di Laterza oggi


La visita al museo MUMA rappresenta la parte storica dell'arte della ceramica a Laterza. Oggi la tradizione, che era andata via via scemando, è stata ripresa dai nuovi artigiani locali.

I nuovi ceramisti hanno aperto le loro botteghe nel rione la Mesola dove è possibile fare una esperienza diretta in laboratorio, magari imparare qualche segreto e portarsi a casa l'oggetto creato come ricordo.

Il museo si trova in piazza Plebiscito all'interno del Palazzo Marchesale dove si trova anche l'Ufficio Turistico in cui prenotare le visite guidate.
È aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 19:00

Allora che ne pensi di questo piccolo museo della maiolica? Se ne conosci altri simili scrivimelo nei commenti. 









martedì 30 aprile 2019

Massafra: l'escursione sul fondovalle della gravina San Marco

Gravina San Marco di Massafra

Le gravine di Massafra sono una continua scoperta per me. 
Da quando ci sono andata la prima volta con l'università ad oggi, resto ancora affascinata da questa grande bellezza che Madre Natura ci ha regalato. 
Sono convinta che ancora ci sia tanto da scoprire ed ogni solco scavato nei tempi geologici ci riserverà sempre continue sorprese. 

Dopo la mia esperienza di hiking sulla estrema dorsale del Raganello, mi cimento in una nuova avventura. Questa volta non salgo ma scendo. Ti racconto della mia esperienza, alcuni cenni storici sui ponti e in fondo troverai le mie piccole riflessioni.

Escursione sul fondovalle della Gravina San Marco

L'escursione prevista comincia a sud, dalla parte più bassa della gravina, per proseguire lungo un percorso in salita che finisce, troncato - come se ci fosse stato un riempimento - all'altezza del cimitero, verso nord. 

Dico subito che l'itinerario è abbastanza difficoltoso per chi non ha mai fatto attività di trekking o hiking. Questo non vuol dire che bisogna rinunciare a priori e, comunque, se ci riesco io stai certo che puoi farcela anche tu. 
Anche se, considerando la scala delle difficoltà del Club Alpino Italiano, non è proprio un itinerario EE (Escursionisti Esperti), raccomando di non avventurarti da solo, ma di affidarti ad esperti che ti indicheranno il miglior tracciato da seguire.

La parte iniziale è quella più pianeggiante e man mano che si procede il percorso è alquanto impervio, ostruito da grandi massi scivolosi che, ad ogni copiosa pioggia, l'acqua è riuscita a trascinare lungo il tragitto. 

Durante le grandi alluvioni degli ultimi quindici anni, c'è stato un gran movimento di materiale sul fondovalle che ha portato allo scoperto vecchie pareti modellate dall'acqua e che erano state sepolte. Quelle rocce, dunque, bisogna superarle con l'aiuto di corde e tanta forza nelle braccia e nelle gambe. Bisogna anche fidarsi di chi queste corde li tiene e li tira. 


Il sentiero del fondovalle della gravina San Marco
Il sentiero del fondovalle della gravina San Marco 
Tutto il sentiero che si percorre, circa due chilometri, si presenta roccioso e solo per brevi tratti il terreno è piano, quindi l'attenzione da porre è massima per evitare di incespicare. 

Inoltre, i versanti che si innalzano lateralmente sono ricoperti da una ricca vegetazione, alberi, piante rampicanti e rovi che arrivano fin sul fondovalle e in alcuni tratti bisogna stare attenti per non graffiarsi. 

Oltrepassati i due ponti, l'ambiente cambia, c'è meno antropizzazione, diventa più selvaggio e quasi alla fine ci si ritrova in una inaspettata gola stretta e alta. Un vero canyon.

È il momento del silenzio assoluto per godere di questo meraviglioso luogo che non vuole essere violato. Un muro dritto e alto di circa due metri, si para davanti e per saltarlo ci vuole una scala. 


Il canyon della gravina San Marco di Massafra
Un momento di sosta nel canyon 
Purtroppo, recentemente qualche vandalo ha avuto l'infelice idea di ricavare un foro nella parete per agevolare il passaggio. Comunque, io sono passata da lì e ti risparmio la mia goffaggine e le risate.

Attrezzatura consigliata dopo la mia esperienza:


  • scarpe da trekking, fondamentali per avere una migliore aderenza al suolo ed evitare scivolamenti e distorsioni alle caviglie;
  • calze oltre la caviglia permettono di evitare si essere punti dalle spine dei rovi o da rocce appuntite; pantaloni lunghi per lo stesso motivo delle calze, devono essere anche resistenti e morbidi per avere libertà di movimento;
  • maglia a manica lunga, per salvaguardare le braccia e i polsi da eventuali graffi;
  • zainetto con acqua, salviette o fazzolettini (evitare assolutamente le borse a tracolla)

Il ponte Garibaldi visto dalla gravina San Marco
Il ponte Garibaldi alle spalle degli escursionisti
Curiosità storiche sui ponti che attraversano la gravina San Marco 

La gravina di San Marco si trova nel contesto urbano e taglia in due Massafra, lasciando il centro storico separato dal resto della città, unita dai due ponti costruiti quando la città ha avuto bisogno di espandersi. Nei due chilometri del percorso escursionistico si passa sotto il ponte Garibaldi e il ponte Nuovo.

Il ponte Garibaldi fu costruito in poco più di un anno, dal 20 febbraio 1863 al 25 aprile del 1864, giorno in cui fu inaugurato. Ha cinque arcate di altezza variabile, la più alta arriva sino a 25 metri.
Il ponte costò 17.000 lire. Sono quindi 155 anni che fa parte integrante di Massafra e oggi è considerato un simbolo cittadino nonché un attrattore turistico.

L'esigenza di un altro ponte si ebbe per snellire il traffico. Ben duemila traini agricoli attraversavano giornalmente il paese e la situazione era insostenibile.
Il ponte Nuovo in pietra fu inaugurato nel 1902, in ritardo rispetto al previsto perché l'alluvione del 30 ottobre 1901 ne rallentò i lavori che ebbero un costo di circa 9.000 lire.
Insomma, roba di altri tempi. 


Uno sguardo indietro: come ho fatto ad arrivare fin qui?
Le mie piccole riflessioni 

L'escursione sul fondovalle, lontana dai rumori e immersa nel silenzio, mi porta a fare varie considerazioni che nascono dalle emozioni che ho percepito durante la lenta e faticosa camminata. I movimenti lenti dovuti all'asperità del terreno mi hanno portato ad osservare in maniera più attenta l'ambiente circostante, dal basso verso l'alto. 

Se da una parte beneficiavo della vitale flora spontanea, della presenza dei fiori colorati e delle profumate piante officinali, dall'altra ero messa alla prova per superare gli ostacoli. 
Mi sono soffermata sul rapporto che abbiamo con la natura che dovrebbe essere sempre rinnovato, ogni giorno, per ritrovare se stessi. Per recuperare l'essenza profonda della nostra vita. 

Non siamo forse anche noi una meraviglia della Natura? 

Ti piacciono le escursioni? Allora potrebbe interessarti anche l'escursione alla chiesa ipogea di San Posidonio.


Ringrazio il gruppo Escursionisti per passione di Massafra. Senza di loro non ce l'avrei fatta.  



sabato 20 aprile 2019

La Passione Vivente a Massafra


La Passione Vivente a Massafra

Non credo di essere brava a scrivere su questi argomenti, visto che ho tutta una mia idee in proposito. Ti dico però che quando assisto a queste rappresentazioni, se ben fatte, resto sempre stupefatta e alquanto coinvolta. 
La Passione Vivente ripercorre gli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo, dal suo ingresso a Gerusalemme, attraverso le cosiddette "poste", cioè i momenti salienti che lo hanno accompagnato alla crocifissione. 

Sono del parere che, se sei credente resterai turbato nel vedere le scene che si svolgono mano mano davanti ai tuoi occhi, momenti suggestivi legati alla fede. 
Se non sei credente, resterai, comunque, impressionato dalla bravura degli attori che interpretano i vari personaggi, momenti legati all'arte e alla cultura. 

La Passione Vivente a Massafra:i personaggi 

Cento persone, tra comparse e ruoli principali, hanno contribuito alla buona riuscita dell'evento. Come dei living paintings hanno impreziosito gli spazi del luogo in cui si è svolto, il Parco Madre Teresa di Calcutta.
Personaggi più o meno famosi della storia di Gesù Cristo sono stati interpretati magistralmente.



Il ruolo centrale, sembra ovvio, è quello di Cristo e interpretarlo, se da una parte è un privilegio, essendo il primo attore, dall'altra si è consapevoli che si accetta di immedesimarsi nella sofferenza e nell'agonia del personaggio che si interpreta. 

Io ne sono stata affascinata, l'ho trovato perfetto e autentico. Si muoveva lento e rassegnato, il viso carico di apprensione, tuttavia, composto. Avrei applaudito dall'inizio alla fine ma l'atmosfera intensa e drammatica mi persuadeva di seguire in silenzio. 

Il ruolo scomodo di Caifa, il sommo sacerdote che ingiustamente giudica Gesù, era interpretato esattamente con quella autorità necessaria da far credere che Cristo era da condannare. 

Penso che in quel momento tutti gli avremmo lanciato quello che avevamo a portata di mano. In poche parole, lo avremmo lapidato. 



Il ruolo politico di Ponzio Pilato, che può, ma non fa, anzi risolve a suo favore e se ne lava le mani. In quei momenti riflettevo che in politica non è cambiato nulla da allora. Immedesimarsi anche in questo personaggio non deve essere stato facile ma l'ho ritenuto credibile. 

I ruoli dolorosi e strazianti di Maria, madre di Gesù, e di Maddalena, la peccatrice salvata da Gesù, ha ammutolito tutti i presenti. Sono state così coinvolgenti sotto la croce del Re dei Giudei ormai spirato, da pensare di essere davvero lì, duemila anni fa.

L'apoteosi inaspettata della Resurrezione ha determinato l'assoluta bravura del regista e del tecnico delle luci e del suono che hanno reso la scena teatrale convincente ed emozionante. 



La Passione Vivente a Massafra:il luogo della rappresentazione 

Il posto scelto per l'evento non è stato mai più azzeccato. Per la prima volta è stato ambientato nel Parco Madre Teresa di Calcutta, un sito integro, mai utilizzato, che ha contribuito alla scenografia rendendo la storia più reale e suggestiva.

Devo ritenermi fortunata visto che era la prima volta che vi assistevo con un posto in prima fila. E credo che anche il pubblico lo abbia apprezzato molto.


La Passione Vivente:riflessioni


Come ho già specificato all'inizio di questo post, non mi reputo una persona possa argomentare su questo tema. Dopo aver dato un dieci e lode all'associazione La Durlindana, provo a dire la mia. 

La presenza massiccia dei fedeli e dei curiosi che solitamente affollano i riti della Settimana Santa e tutte le persone che ne vengono coinvolte, compreso i confratelli delle varie chiese presenti sul territorio, mi confermano che sono manifestazioni molto sentite e partecipate non solo a Massafra.

Vorrei dare una brevissima spiegazione che va oltre la religione e che ha una simbologia che si adatta a chiunque, credenti e non. Mi soffermo sulla parola Resurrezione, il trionfo della luce sul buio e sulla morte. 

Non a caso la Pasqua si festeggia sempre nel periodo in cui cade la primavera, tempo in cui anche la Natura risorge. È il momento in cui l'energia vitale imprigionata durante tutto l'inverno torna a nuova vita. 
È come un soffio che pulisce dentro e fuori. Una rinascita che ognuno di noi sente nella propria vita. Un bisogno per spazzare via il buio e ripartire con una vitalità sempre più luminosa.
Sei d'accordo anche tu?



venerdì 5 aprile 2019

Le 10(+2) spiagge più belle del mondo consigliate dalle Travel Blogger Italiane

L'estate è alle porte e il mio pensiero vola alle vacanze al mare. Penso alle più belle spiagge del mondo che non ho ancora conosciuto.
Ho chiesto alla community delle Travel Blogger Italiane quali sono le spiagge più belle del mondo che hanno visitato e che consigliano assolutamente ai miei lettori.


Mi è arrivata una valanga di risposte. È stata dura scegliere ma alla fine ne ho selezionato dieci (+ due): le più lontane, le più vicine, le più caratteristiche e le più gettonate.

Sei pronto a fare un viaggio intorno al mondo?

Le 10(+2) spiagge più belle al mondo proposte dalle Travel Blogger Italiane


1. Australia


Anna del blog La Tartaruga Volante non ha dubbi:le più belle spiagge si trovano a Esperance, nella Western Australia.
Baie ampie e semi deserte, sabbie bianche e immacolate, e centocinquanta sfumature di azzurro del mare sono le caratteristiche di queste spiagge in cui tuffarsi in acqua diventa un'attrazione irresistibile. 
È facile, poi, trovarsi circondati da mante che nuotato sinuose e lente, un vero spettacolo della natura e, diciamolo pure, un vero paradiso terrestre. 

2. Mauritius 




Roberta del blog Vieni via di qui ci invita a fare una escursione alle Mauritius, sull' Isola dei Cervi, chiamata così perché un tempo era popolata dai cervi di Giava, importati dagli olandesi per le battute di caccia.
Siamo nel mezzo dell'Oceano Indiano, all'interno della barriera corallina, acqua cristallina, sabbia finissima e bianca, tutto circondato dal verde incontaminato della rigogliosa natura che rende questa località una tappa imperdibile.

3. Seichelles


Elena del blog Giorni Rubati ci stupisce consigliando la spiaggia Anse Source D'Argent a La Digue, nelle Seychelles. "... Dove si può camminare per ore, tra terra e battigia, senza stancarsi della sua procace sensualità...." 
Una spiaggia da sogno con grandi rocce granitiche. Acque poco profonde, turchesi protette dalla barriera corallina antistante.
Questa è la spiaggia più famosa e fotografata al mondo.

4. Filippine


Silvia del blog In viaggio col mulo ci porta nelle Filippine, a Big Lagoon, una laguna dalle acque color smeraldo circondata da alte rocce calcaree. Si raggiunge con i tour in barca. 
È una tappa imperdibile se ti trovi a El Nido ma non vi aspettate un posto deserto, esclusivo o isolato perché è una località molto affollata.

5. Brasile



A 100 chilometri dalla grande metropoli Rio de Janeiro si trova Ilha Grande, una riserva naturale protetta con una foresta pluviale che arriva fin sulle spiagge di sabbia bianca, scogliere a picco sul mare e lagune color topazio ricche di vita marina.
Paola del blog Smart Traveller non ha dubbi: Ilha Grande è "..una delle isole con la più grande energia mai sentita.." 

6. Cuba



Valeria del blog Mente in Viaggio ci porta a Playa Pilar- Cayo Guillermo,  uno dei luoghi più amati da Hemingway che nel suo romanzo la definisce verde e promettente. 
Playa Pilar è una spiaggia dalla sabbia bianca e finissima dal mare cristallino, "...in assoluto l'angolo di mare del Pianeta che mi ha colpito di più...". Insomma, anche Playa Pilar è un piccolo paradiso.

7. Croazia 



Selene del blog Viaggi che Mangi ci consiglia il piccolo villaggio di Popovici, a sud della Croazia, in una intima caletta dove "...il rosso delle rocce, l'azzurro del mare e le sue sfumature blu e verdi - fanno di Pasjaca Beach - una delle spiagge più belle della Croazia".  

8. Thailandia


Ao Prao Beach, la baia delle noci di cocco, è circondata da una vegetazione fitta e lussureggiante ed è un punto di partenza per visitare le isolette di Ko Samet - che si trovano lì intorno - con un tour in barca. Rosy del blog Sono in Vacanza da una Vita ce lo racconta nel suo post.

9. Scozia 


Non ti meravigliare per questa destinazione insolita per le spiagge più belle, proposta da Francesca del blog Chicks and Trips.
Sango Bay è stata una sorpresa per tutti, forse non proprio un paradiso tropicale come lo intendiamo noi, vista anche la diversità dell'ambiente naturale circostante, ma la sabbia chiara e soffice la fa tanto somigliare alle spiagge caraibiche.

10. Francia



Dalla Scozia alla Francia il viaggio è breve. 
Il mare dell'Atlantico che s'incunea nel Canale della Manica, rende questo tratto di spiaggia, molto frequentato, un po' freddo, selvaggio ma tentatore. 
Le onde si infrangono sulla spiaggia ciottolosa facendola spumeggiare. 
Etretat è il mio posto preferito in Francia, un posto incantevole che lascia ricordi indelebili.


Dopo aver fatto il giro del mondo alla ricerca delle spiagge più belle si torna in Italia. Inutile dire che su tutta la costa italiana si trovano spiagge una più bella dell'altra.
La scelta è caduta su due regioni:Toscana con l'Isola d'Elba e la Sardegna con la spiaggia di Cala Goloritzè

11. Isola d'Elba



Sabrina del blog I Viaggi di Ciopilla è approdata a nord dell'isola, sulla spiaggia di Capobianco a pochi chilometri da Portoferraio e super consigliata anche dagli isolani.
Una spiaggia ciottolosa dalle acque cristalline, riparata dal vento e quando spira il vento di scirocco l'acqua diventa ancora più calma e limpida

12. Sardegna 


Cala Goloritzè, una cala piccola e selvaggia, chiusa alle spalle da montagne e pinnacoli vertiginosi, immersa nella rigogliosa natura.
La spiaggia ha una sabbia bianchissima e il mare è strepitoso. Valentina del blog Kilig Travel Blog la definisce la spiaggia più bella della Sardegna e del Mediterraneo.


Allora, che ne pensi di queste bellissime località che ci hanno proposto le Travel Blogger Italiane? Hai trovato la tua destinazione ideale per le prossime vacanze?  
Fammi sapere la tua preferita

Turismo religioso:i riti della Settimana Santa a Castellaneta

La processione dei Misteri a castellaneta

Dopo aver parlato dei riti della Settimana Santa che si svolgono a Taranto, considerati i più antichi d'Italia e conosciuti a livello internazionale, quest'anno voglio raccontarti i riti della Settimana Santa di Castellaneta. 

I riti pasquali in Puglia sono molto sentiti e radicati. Sono eventi dalla forte partecipazione popolare.

Già subito dopo Carnevale, con l'inizio della Quaresima, cominciano le varie manifestazioni religiose che culminano con le processioni nell'ultima settimana che va dal giorno delle Palme a Pasqua.

Sono tradizioni che risalgono al periodo della dominazione spagnola, tant'è che, ancora oggi, con alcune di esse hanno molte affinità. Sono eventi cattolici che attirano tantissime persone, quelle che amano un turismo religioso, ma anche tantissimi curiosi.

Le cerimonie hanno caratteristiche simili in ogni luogo in cui si organizzano e c'è da dire che ognuna di esse ha una propria tradizione particolare che la differenzia dalle altre e che si tramanda da anni.

I riti della settimana santa a Castellaneta:l'uscita dei Misteri 

Lo scorso anno ho potuto assistere alle processioni che si svolgono a Castellaneta e ti dirò che mi hanno davvero impressionato. Spero di essere in grado di esprimere i momenti di grande intensità che suscitano, anche in chi non ha una fede religiosa.

Più che le parole, saranno le suggestive immagini ad aiutarmi in questo, in una specie di narrazione visiva.

Il Venerdi Santo, l'uscita dei Misteri nel centro storico richiama molta gente e coinvolge l'intera popolazione. Ci si raccoglie lungo il percorso da cui passerà la processione, in attesa di veder passare le statue che ripercorrono la passione di Cristo.
I balconi si illuminano con fili di luci e le edicole votive, in cui è raffigurato Gesù,  si adornano di fiori.

Uno dei punti del centro storico di Castellaneta in cui si raccolgono i fedeli 

Un balcone illuminato che si trova lungo il percorso della processione dei Misteri

I soci delle varie confraternite assumono il ruolo dei cosiddetti "perdoni" che rappresentano il cammino penitenziale. Sono incappucciati e scalzi, anche in caso di pioggia e freddo. Si muovono lentamente e anticipano l'arrivo delle statue portate a spalla dagli stessi confratelli.


I confratelli della processione dei Misteri a Castellaneta
Tipico abito con cui i confratelli sfilano durante la processione dei Misteri a Castellaneta

I confratelli della processione dei Misteri a Castellaneta
I confratelli scalzi durante il cammino penitenziale 

Il silenzio accompagna la processione, rotto a tratti dalle marce funebri intonate dalle bande musicali. Si percepisce la devozione composta dei fedeli che seguono il passaggio del corteo funebre, una tradizione che si ripete ogni anno ma è come se fosse sempre la prima volta.

Si sente in lontananza lo scuotimento del "tocca tocc", uno strumento musicale fatto da una tavola di legno su cui sono attaccate delle maniglie di metallo.
Il tocca tocc segna l'arrivo dei simboli scultorei che raccontano il cammino che portò alla passione e alla morte di Cristo.

La processione inizia con lo scuotimento dei tocca tocc, qui in primo piano, e la Croce dei Misteri 

Statua di Cristo all'Orto nella processione dei Misteri di Castellaneta
La statua di Cristo all'Orto rappresenta il giardino di Getsemani dove Gesù si ritirò per l'ultima cena e dove fu arrestato.

La statua che rappresenta Cristo alla Colonna nella processione dei Misteri a Castellaneta
Ecco Cristo alla Colonna, il momento in cui Gesù fu flagellato da Romani dopo essere stato condannato alla crocifissione

Statua della processione dei Misteri a castellaneta
I Romani misero una corona di spine sul capo e un mantello rosso per beffeggiarlo come Re dei Giudei 

Cristo in croce, statua dei misteri a Castellaneta
La statua della crocifissione rappresenta il momento più drammatico vissuto da Gesù Cristo. 
La processione dei Misteri a Castellaneta
Cristo , dopo essere spirato, fu deposto dalla croce e preso tra le braccia di Maria Vergine 
La processione dei Misteri a Castellaneta
La statua di Cristo Morto 

I riti della Settimana Santa a Castellaneta:la Vergine Maria e le pie donne

Da qui comincia quello che mi ha particolarmente colpito in questa processione dei Misteri di Castellaneta.  
La statua di Maria Addolorata, vestita di nero e con il cuore trafitto, è portata a spalla dalle donne. 

La statua risale alla fine del '700, di scuola veneziana, ed è una delle più antiche. Decine e decine di donne, chiamate pie donne, anch'esse vestite di nero con il capo coperto, seguono la statua intonando canti. Sono canti dolorosi e struggenti che riescono a  toccare e commuovere il cuore dei presenti. 

La processione dei Misteri a Castellaneta, la Vergine Addolorata
La statua della Vergine Addolorata portata a spalla dalle pie donne

La processione dei Misteri a Castellaneta, le pie donne
Le pie donne vestite di nero e con il capo coperto in segno di lutto
La processione sfila per le vie della città per qualche ora - cinque o sei - per ritirarsi a sera inoltrata nella Cattedrale.

Il Sabato Santo, secondo la tradizione, si snoda per le vie cittadine un'altra processione che inizia la mattina presto, alle 6.00.

Tra le figure che suscitano sorpresa e attenzione c'è quella del confratello, un devoto penitente, che porta faticosamente il legno e trascina una corda a cui sono stati fatti dei nodi e precedentemente inzuppata d'acqua per renderla più pesante 


La processione del Sabato Santo a Castellaneta
Un devoto penitente, che resta anonimo, porta la croce, chiamata legno, e trascina la corda inzuppata d'acqua.

A questa figura simbolica, segue la statua del Cristo Morto, adornata di fiori freschi e la statua della Vergine Desolata sempre portata a spalla dalle pie donne che l'accompagnano con i dolorosi canti che puoi ascoltare in questo piccolo video.
La processione finisce a mezzogiorno con il rientro in Cattedrale.  





Turismo religioso e tanto altro a Castellaneta

Castellaneta non è solo turismo religioso. 
Io ti consiglio di non perdere il Museo dell'affascinante attore Rodolfo Valentino,  la sorprendente Castellaneta sotterranea, il centro storico e una escursione nella spettacolare gravina insieme agli Amici delle Gravine e rivolgendovi all'Info Point turistico




mercoledì 27 marzo 2019

Visita al Museo Casa Natale del poeta eclettico, Gabriele D'Annunzio

Gabriele D'Annunzio murales a Pescara
Gabriele D'Annunzio in un murales dipinto su una facciata 

Prima di andare a visitare il Museo Casa Natale di Gabriele D'Annunzio, forse bisognerebbe rileggere alcune raccolte del suo libro Notturno, quelle dedicate alla madre malata, Luisa, e in cui descrive con profondità d'animo la casa natale.

Questi suoi ricordi, oggi, sono diventati una guida speciale che accompagna il visitatore mentre si aggira nelle stanze disposte in successione nell'abitazione.

domenica 10 marzo 2019

Fare hiking sull'estrema dorsale del Raganello

Escursione a Civita sull'estrema dorsale del Raganello

Sai cos'è l'hiking? Magari, proprio tu che mi stai leggendo lo sai.
Ci sono altri, e in questi altri ci sono anche io, che invece non lo sanno. O meglio, io non lo sapevo fino a che in un programma di un tour, tra le attività da fare, c'era anche l'hiking.

mercoledì 27 febbraio 2019

Janet Ross, la viaggiatrice dell'800 che amava la Puglia

Storie di viaggi di Aroundme blog

Festa della donna? Dipende. Io no, grazie.

Per ricordare che siamo donne e, oltre le tette e il culo c'è di più (ops!), vorrei parlarti di una donna che più volte ho citato nei miei post senza darle una vera e precisa identità.

Una donna, il cui nome ho incrociato durante le mie gite fuori porta a Massafra, girovagando per il territorio di Taranto, e che mi ha affascinato dal primo momento.

Si tratta di Janet Ross.
Ti sarai chiesto chi è questa donna e perché mi ha conquistato tanto da citarla nei miei articoli.


Janet Ross, la viaggiatrice che fece un tour in Puglia


Ebbene, lei era una viaggiatrice e alla fine dell'800 decise di intraprendere un viaggio nel sud Italia.
Certo, bisognava appartenere ad una famiglia nobile, facoltosa o influente ed essere colti per affrontare viaggi lunghi ed estenuanti. E lei lo era.

Si viaggiava in treno, lì dove c'erano già le strade ferrate, oppure con le carrozze su strade poco sicure e polverose. Per questo ultimo motivo si consigliava di viaggiare con bauli e valigie di pelle o cuoio, per evitare che si impolverassero gli abiti e gli effetti personali.

Il tempo che ci mettevano per coprire una distanza non era certamente così veloce come ai tempi nostri. Anzi, il tempo era un accessorio extra. Era certa la partenza ma non l'arrivo.

La temeraria Janet arrivò in Puglia nella primavera del 1888. armata di taccuino in cui annotava appunti, aneddoti, racconti, superstizioni, tradizioni, documentazioni storiche, arricchiti dai disegni di Carlo Orsi.

Storie di viaggi di Around me blog di Maria Millarte

La sua scelta fu molto coraggiosa se si pensa che, con la nascita del Regno d'Italia, si formarono bande pericolose, in opposizione al nuovo stato sociale, che assaltavano diligenze e treni.

Cosa spinse Janet Ross ad avventurarsi in un viaggio così rischioso nel mezzogiorno d'Italia?

La scrittrice era un'appassionata di storia e arte medievale e il suo intento era quello di ricercare iscrizioni tombali.
Nello stesso tempo, aveva un animo avventuroso, amava esplorare con curiosità mondi diversi e sicuramente era una donna emancipata e forte per quell'epoca.

A noi donne il coraggio non è mai mancato!


All'età di diciotto anni conosceva il francese e il tedesco e quando sposo il marito andò in Egitto dove lui lavorava. Dopo varie vicissitudini si trasferì in Toscana. Aveva solo venticinque anni.

Storie di viaggi di Around me blog
Janet Ross

Janet voleva far conoscere la grandiosità della terra di Puglia: la terra del bel Manfredi, il principe di Taranto, figlio naturale dell'Imperatore Federico II.

Affascinata dalle gesta dei due svevi, la viaggiatrice inglese fece coincidere le sue tappe nei luoghi in cui si ritrovavano tracce, elementi e azioni riconducibili a Manfredi e a suo padre Federico II.
Si spostò da Trani a Bari, da Lecce a Otranto, da Oria a Taranto concludendo il viaggio a Benevento, dove Manfredì morì in battaglia.

A Taranto arrivò durante il periodo della Settimana Santa, partecipò alle processioni descrivendole nel suo taccuino.
In queste occasioni fu ospitata dal Senatore di Manduria Giacomo Lacaita, che Janet chiamava Sir James, nella sua residenza estiva a Statte, la villa di Leucaspide.
Pare che il dolmen di S. Giovanni di Statte sia stato scoperto proprio da lei, mentre faceva una escursione.

Storie di viaggi di Around me blog di Maria Millarte - il dolmen
Il dolmen che si trova nel parco archeologico S. Giovanni di Statte (Ta)
Da questa esperienza in Puglia, Janet scrisse il libro The land of Manfred, prince of Tarentum che contiene disegni, illustrazioni e racconti vissuti sul posto.

Volendo riportare ai nostri giorni il suo lavoro di viaggiatrice, si potrebbe considerare Janet Ross una vera pioniera del blogging su carta.
È una delle pochissime donne di quell'epoca che viaggiava spinta dalla passione e dal desiderio di conoscere posti nuovi che poi, da giornalista, avrebbe raccontato ai suoi conterranei.

Se non hai letto i post in cui parlo di lei ecco i link


Considerazioni 

Quando mi paragono a lei, lo faccio senza presunzione e solo perché mi sarebbe piaciuto tanto essere come lei, con pizzico di istinto avventuroso in più e con la possibilità di scoprire ed esplorare territori ancora sconosciuti.
Cosa impossibile ai giorni nostri perché ho l'impressione che non ci siano più posti da scoprire nel mondo, se non proprio luoghi di difficile accesso e impossibili per la vita umana.

Basti pensare a Ilha da Queimada Grande, un'isola del Brasile popolata da una miriade di serpenti velenosissimi o al Lago Karachay in Russia che ha un grado di radioattività così alto che può uccidere in un ora.
Per trovare posti inesplorati dovrei pensare a fare il cavediving e andare alla scoperta delle profonde cave sottomarine oppure dedicarmi al meraviglioso mondo nascosto delle impenetrabili grotte.
La posso considerare una missione impossibile.

Se è vero, però che tutto è stato scoperto, c'è ancora qualcosa che può distinguere ognuno di noi nel raccontare ciò che visita quando viaggia.

È vedere con occhi diversi ciò che abbiamo davanti descrivendo le emozioni che proviamo e le percezioni che i nostri sensi ricevono dall'esterno, dai colori, dai suoni, dagli odori, dai piccoli particolari.
E, infine, mettendo nei nostri racconti quella bellezza che fa vibrare la nostra anima e che tocca il nostro cuore, ché è sempre una ricompensa.

"Cara Janet, te lo dico francamente, tu sì che sei stata fortunata."


sabato 16 febbraio 2019

Cosenza, la città dei due fiumi e dei sette colli

Cosa fare a Cosenza in un giorno
Cosenza 

Cosenza non era nella mia lista delle città italiane da visitare e quando Simone mi ha detto che aveva prenotato lì per un weekend sono rimasta perplessa.
Chi mai sceglierebbe Cosenza come meta per un weekend?

Ma eccomi invece qui a raccontarti quali sono le bellezze che un turista o un viaggiatore in visita per un giorno (ma sappi che un giorno non basta) può scoprire nella città dei Bruzi che, a dir la verità, non mi ha deluso affatto. 


Cosa vedere a Cosenza: Cosenza Vecchia.

Due fiumi e sette colli, proprio come Roma, fanno di questa antica città della Calabria la caratteristica principale e le danno una connotazione diversa dalle altre città di questa regione.

I due fiumi, il Busento e il Crati, dividono la parte più vecchia da quella moderna e nel punto di confluenza dei due, dal ponte Alarico, si può ammirare Cosenza vecchia costruita sul colle Pancrazio, sulla cui sommità si trova il Castello Svevo Normanno

Il ponte Alarico di Cosenza
Vista dal ponte Alarico su Cosenza Vecchia e il punto di confluenza dei fiumi Crati e Busento 

Ho trovato Cosenza vecchia, quella nella parte bassa verso il fiume, molto decadente e abbandonata.
Eppure, avrebbe tanto da mostrare con le suoi vicoli intrecciati, le case medievali e gli antichi palazzi, le botteghe di artigianato e i locali storici, come il Gran Caffè della famiglia Renzelli.

Corso Telesio è la via principale del centro storico che porta alla Cattedrale di Santa Maria Assunta in cui è custodita l'immagine della Vergine del Pilerio, la Madonna che allatta, e sede della tomba di Isabella d'Aragona.

Il Duomo di Cosenza nel centro storico
Il Duomo di Cosenza risalente al XIII secolo nel centro storico

Proseguendo sul corso, Cosenza vecchia cambia volto.
Si arriva nella parte più alta, in piazza XV Marzo, dove si presenta elegante e curata con il Teatro Alfonso Rendano, il Palazzo del Governo, la Biblioteca civica e il palazzo dell'Accademia cosentina, mentre la Villa Vecchia, ricca di verde e fontane, le da un ampio respiro.

Al centro della piazza la statua del filosofo Bernardino Telesio e quasi all'ingresso della villa il monumento Italia Libera, dedicata agli eroi caduti nello scontro avvenuto il 15 marzo del 1844, nel periodo risorgimentale.

I due volti del centro storico mi ricordano le classiche divisioni di ceto in uno schema a piramide dove la parte nobile si pone al vertice e quella delle classi sociali più basse alla base.
Dalla piazza si scorge il Castello.


Cosa vedere a Cosenza in un giorno
La piazza xv Marzo in cui è posta al centro la statua del filosofo Berardino Telesio
Cosa vedere a Cosenza: la Casa delle Culture

Pur essendo un sabato pomeriggio presto, il portone della Casa delle Culture è aperto. 
Sono abituata al silenzio e al deserto della controra del Sud e mi meraviglia che ci sia qualcuno a tenere aperto quella che era la sede del Comune, ora trasformata in un museo in cui si racconta la vita, gli usi e costumi dei primi del Novecento.

Mi viene incontro Antonio, anche lui incredulo che due persone sono entrate a quell'ora nella Casa. Con aria orgogliosa mi fa da cicerone e mi introduce nelle sale dove si respira un'atmosfera che subito mi trasporta nella storia del romanzo di Giuseppe Tommaso di Lampedusa, Il Gattopardo.

Lentamente mi aggiro nelle stanze sfiorando i ricchi abiti delle nobildonne, ammirando i candidi corredi di pizzo e trine, sorprendendomi degli antichi arredi e suppellettili in legno.


Cosa vedere a Cosenza in un giorno
I preziosi ed eleganti abiti delle donne di famiglia nobile di Cosenza

Cosa vedere a Cosenza in un giono
Un carrozzino dei primi del '900 che mi ha fatto tanto tenerezza 

Le pareti delle stanze sono ricoperte di foto che ritraggono i personaggi e le nobili famiglie di quel tempo, come la famiglia Bilotti che ancora oggi fa parlare di sé, che hanno dato lustro e hanno fatto la storia di Cosenza nel periodo più recente.

Premetto che amo tutto ciò che è moderno e innovativo ma quando mi tuffo nel passato sento che le emozioni si fanno più intense.
Mi restano impressi i volti seri, i particolari degli abiti elaborati e ricchi di balze e sbuffi, le pose impostate e impettite. Foto d'altri tempi.


Se da una parte Cosenza vecchia mi stupisce, dall'altra c'è una Cosenza moderna che è davvero una novità originale nel suo genere.

Cosa vedere a Cosenza: il MAB, Museo Bilotti all'aperto

Come ti dicevo la nobile famiglia Bilotti fa ancora parlare di sé e resterà nota nel tempo per il museo che i cosentini hanno voluto dedicare al loro mecenate.
Un museo che ospita le opere d'arte donate da Carlo Bilotti, sparse in quello che è il salotto di Cosenza.

Corso Mazzini è diventato un contenitore d'arte all'aperto, lo chiamerei anche museo diffuso.
Non posso che dire, ancora una volta, che sono sbalordita.
Cammino lungo la via soffermandomi su ogni statua, senza fretta, non ci sono orari per le visite e nessuno ti sorveglia, nonostante siano opere di pregio scolpite da artisti famosi.

Io te ne mostro solo due perché è una mostra che non puoi perdere. Non voglio toglierti la sorpresa.

Cosa vedere a Cosenza in un giorno
Lo stile riconoscibile dell'artista scultore Modigliani

Cosa vedere a Cosenza in un giorno
L'opera di De Chirico che rappresenta intitolata I due Archeologi

La prima foto in alto è un'opera di Modigliani, la seconda che rappresenta gli Archeologi, è un'opera di De Chirico.

Non trovi che sia davvero interessante e rilassante una visita culturale fatta in questo modo, mentre si passeggia dando un'occhiata alle vetrine e una alle bellezze artistiche sparse lungo il corso pedonale?

È certo che Cosenza ha un patrimonio artistico- storico, culturale e paesaggistico di grande rilievo tanto da essere stata nominata nel 2008 Città d'Arte.
A mio parere, è poco valorizzata ma il fermento culturale si tocca con mano attraverso le nuove attività e strutture che si stanno realizzando, non ultimo il ponte di Calatrava, inaugurato a gennaio.


Lo studio e il progetto del Ponte di Calatrava, il famoso architetto spagnolo
Un ottimo esempio di riqualificazione urbana, moderna e futuristica, che porterà alla eliminazione dell'indecoroso campo nomade. 

Cosa vedere a Cosenza in un giorno?
A questo punto dico poco, nonostante i dodici chilometri a piedi che non mi aspettavo di fare e che mi hanno fatto ricredere su una città che, personalmente, come ho detto all'inizio, non avrei scelto come meta. 

C'è altro da vedere? 
Si, moltissimo e mi riprometto di ritornarci. Magari ci andiamo insieme, che fai vieni?