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martedì 16 luglio 2019

Massafra e la stencil art, sulle tracce del misterioso Noire


Street art e Stencil Art a Massafra

Quante volte nelle città che abbiamo visitato siamo rimasti affascinati dalla street art? Siamo in tanti immagino. A volte nei nostri viaggi sono in cima alla lista delle cose da vedere. 

Anche Massafra non sfugge alla tendenza del momento, però la sua più che una street art è una stencil art. 

mercoledì 10 luglio 2019

Viaggio in camper:quando ci fermarono alla frontiera greca e ci colse il panico



Viaggiare in camper è sempre una gioia e il senso di libertà che si prova  personalmente, non credo di averlo mai provato in nessun altro tipo di viaggio. 

Si parte con entusiasmo e allegria e, comunque, consapevoli che durante l'itinerario ci potrebbero essere degli inconvenienti, ma questo si mette in conto qualunque sia il mezzo scelto per partire.

Non sono molti i momenti in cui ci siamo trovati in difficoltà con il camper. 
Mi ricordo quella volta a Gand, con la batteria da cambiare che si trovava sotto il sedile del guidatore e gli addetti furono costretti a smontare mezza cabina sporcando dappertutto. 

Mi viene in mente anche quello che successe a Strasburgo quando, passando in uno spazio ristretto, urtammo lo spigolo basso della porta d'ingresso che per il colpo non si chiudeva più.

Ogni volta abbiamo trovato una soluzione e le vacanze non hanno mai subito intoppi.

Che dire invece di quella volta che ci fermarono alla frontiera tra la Turchia e la Grecia? 

Viaggio in camper, verso la frontiera greca 

Eravamo a Istanbul da tre giorni e, per non appesantire il lungo viaggio, avevamo deciso di rientrare per fare delle tappe intermedie. 
Arrivati alla frontiera turca di Ipsala al tramonto, ci mettemmo in coda ad aspettare i controlli.

Il momento non era stato proprio propizio perché ci trovavamo nel periodo del Ramadan e a quell'ora tutti gli addetti lasciarono di punto in bianco la postazione di lavoro per andare a mangiare, senza cambio di personale. 

Aspettammo circa un'ora e ripartimmo senza problemi. O quasi.

Nel fare manovra urtammo la punta sporgente del tendalino ad un palo. Niente che non fosse nella norma, potevano capitare piccoli urti dovuti al volume del mezzo.

Il confine tra Turchia e Grecia è segnato dal fiume Evron per cui per andare da Ipsala a Kapi, la dogana greca, bisognava attraversare un ponte, in tutto circa dodici chilometri.  

Avevamo fatto questo tratto, anche all'andata, di giorno, ma io non mi ero accorta di niente tanto era la mia eccitazione di arrivare a Istanbul.

Mi era passato tutto davanti senza dare un'occhiata intorno per l'intero tragitto, dal confine greco a quello turco.

Al ritorno, invece, andando a rilento per la fila che si era formata, guardavo attentamente ogni piccolo particolare: il filo spinato, i militari con i mitra e i grossi fari che a tratti illuminavano a giorno la strada.
Trovavo tutto assurdo e non mi sentivo tranquilla.

Foto di www.farodiroma.it
Ci guardammo dubbiosi, non ci sembrava vero perché queste cose le avevamo viste solo nei film!

Alla frontiera greca tirammo un sospiro di sollievo pensando di essere fuori da quella situazione quasi da guerriglia. 

Invece no. Proprio qui iniziava la nostra disavventura che ti racconto come se fosse oggi.

Viaggio in camper, racconto di un incubo

Siamo fermi al posto di blocco della dogana e, dopo aver controllato i documenti, tutti in regola, si avvicina un gendarme che sussurra qualcosa al preposto e ci fanno capire di accostare in uno slargo che era lì, più avanti, sulla destra.

Questo non ci rassicura per niente e ci facciamo mille domande. Perché ci chiediamo, cosa hanno visto? 
Restiamo lì in attesa sperando che arrivi qualcuno che parli anche la nostra lingua, il greco è per noi incomprensibile.

Dopo una decina di minuti, dagli specchietti laterali vediamo che si stanno avvicinando al camper tre poliziotti con un cane pastore. Caspita! Forse pensano che portiamo droga?

L'ansia si fa strada e, confesso che cominciamo ad avere un po' paura.

Ci ordinano di scendere dal camper perché lo devono perquisire e ci fanno allontanare di un centinaio di metri scortati da uno di loro che ci dice in inglese di stare tranquilli che è tutto a posto. 

Stare tranquilli? Tutto a posto?
Ma siamo matti, dico. Non è possibile.

Mentre facciamo le nostre rimostranze senza essere minimamente presi in considerazione, ci accorgiamo che cominciano a guardare ovunque nel camper. 
Alzano i materassi, aprono l'armadio, il frigo e il gavone. Ogni centimetro quadrato è messo sottosopra mentre il cane annusa dappertutto.

Insomma, ci stanno trattando peggio dei trafficanti di droga. Non possiamo reagire, anche se io non riesco a mantenere la calma e continuo a dirgliene di tutti i colori (in dialetto ché mi sembrano più efficaci).

Siamo sbalorditi per quello che ci sta succedendo. La mia paura più grande è che possa essere una trappola e mettere loro stessi qualcosa all'interno per accusarci. 
La mia fantasia poliziesca è ormai fuori controllo.

Dopo qualche tempo che mi è sembrato interminabile, escono, ci dicono di avvicinarci, ci chiedono scusa e ci spiegano il motivo della perquisizione. 

Bella faccia tosta, potevano dircelo prima. Cercano clandestini e controllano una tantum camion, camper e auto. 
Noi eravamo quell'una tantum
Ora si che possiamo tirare un sospiro di sollievo!


Foto di Volker Glätsch da Pixabay

Il viaggio in camper continua, tutto è bene quel che finisce bene

Dopo dieci giorni di vacanze, lontano da casa, avevamo dimenticato le notizie sentite ai telegiornali prima di partire. 

La frontiera greca era diventata l'unico passaggio per entrare in Europa tanto che, nei primi sei mesi di quell'anno, l'aumento del flusso di clandestini era aumentato del 350%.

I clandestini cercavano ogni mezzo per oltrepassare il confine e così i controlli erano diventati più serrati.

La nostra casa viaggiante era stata profanata e contaminata. 
Mi dava il voltastomaco rientrare e partire così seduta stante ma, onestamente, la voglia di allontanarci il più presto possibile da quella situazione assurda superava la mia ripugnanza.

Da lì in poi il viaggio è ripreso senza altri ostacoli. Facemmo la sosta a Salonicco più sereni sapendo che il giorno dopo avremmo potuto tuffarci nel meraviglioso mare della penisola Calcidica.

Il bello dei viaggi è anche questo: il fascino dell'incognita


Sei d'accordo?

È capitato anche a te di trovarti in difficoltà durante i tuoi viaggi? Sono curiosa di saperlo, scrivilo nei commenti. 



giovedì 4 luglio 2019

Craco, il paese disabitato tra i calanchi della Lucania



Craco non è un paese che trovi a ridosso delle strade principali. Non lo vedi a distanza mentre percorri la Basentana, la statale 407, e nemmeno quando per arrivarci da Pisticci Scalo prendi la deviazione per imboccare la strada provinciale 103.
No, a Craco devi andarci di proposito.

Craco: il paese disabitato tra i calanchi della Lucania

Può sembrare paradossale ma la vera popolarità di Craco è cominciata nel 1963 quando a causa di una frana di vasta portata il paese è stato completamente evacuato.

Comincia da qui la storia recente di un paese che, invece, aveva assunto un'importanza strategica, già in epoca normanna, per la sua posizione geografica di passaggio forzato attraverso i fiumi Cavone e Agri, un tempo navigabili.

Avevo pensato di abbinare la mia visita a Craco a quella dei calanchi, una formazione geomorfologica di roccia argillosa, quasi priva di copertura vegetale, che mi ha sempre affascinato.

I calanchi sono solchi che creano un paesaggio suggestivo dal colore biancastro/grigio quasi lunare che, nel tempo, si è sviluppato nella zona lucana.

Li vedo tutt'intorno mentre cerchiamo di raggiungere in auto il paese fantasma
Il caldo di una giornata estiva esalta l'atmosfera surreale che si comincia già a percepire sulla stretta strada tortuosa e in salita, delimitata da una vegetazione che a prima vista sembra arsa.

Il cardo mariano sulla strada che porta a Craco il paese fantsma
In primo piano la pianta del cardo mariano che si trova lungo la strada per raggiungere Craco

Craco: i colori e i suoni del paese fantasma

Il colore predominante di questo paesaggio è il giallo/marrone bruciato delle sterpaglie alternato a macchie verdi di terreni coltivati e alberi di fichi e ulivi.
Tra una curva e l'altra spiccano il giallo vivace dei grandi cespugli di ginestre e il viola delle piante di cardo mariano.

Sono così tante che, lì per lì, mi viene da pensare che Craco, oltre ad essere il paese fantasma, è anche il paese del cardo mariano.

Salendo, il panorama diventa spettacolare:mi sembra di vedere tanti cuscini messi uno di fianco all'altro che si perdono a vista d'occhio fino all'orizzonte.

Il paesaggio intorno a Craco
Il panorama morbido tutto intorno a Craco 
Ed eccola Craco, che spunta all'improvviso dopo l'ennesima curva.

Sono a quaranta chilometri dal mare, forse dalla torre di avvistamento che svetta su tutto è possibile vederlo, e ad un'altezza di trecentonovanta metri sul livello del mare.

Nonostante tutto fa molto caldo, ci sono alcuni turisti che come noi hanno scelto quell'ora estiva impossibile per una visita senza potersi riparare dal sole. 

Oltrepassato il cancello e l'arco, si costeggia un muro perimetrale che circonda i resti silenziosi e privi di vita quotidiana.

Craco, il paese fantasma, appare dopo una delle tante curve aggrappata al colle.
Craco è tutta recintata e non è possibile entrare senza casco di protezione e una guida che ogni giorno, per circa un'ora, conduce i visitatori nel percorso più sicuro tra palazzi nobiliari, la vecchia piazza, la Torre Normanna e la Chiesa Madre.

Pochi rumori se non il solito frinire assordante delle cicale, che al sud indicano che siamo in estate inoltrata, e lo stridio di quegli uccelli neri che occupano le case vuote e che sorvolano il paese tanto da dargli un'aria sinistra.

Lo aveva capito Mel Gibson che nel film La Passione di Cristo scelse questo luogo per l'impiccagione di Giuda. 
Craco però non è nuova a queste esperienze cinematografiche perché è stato un set per molti film come Cristo si è fermato a Eboli di Francesco Rosi, Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo, La Lupa e di pubblicità come la Pepsi Cola destinato al mercato giapponese.

Questo mi fa capire che Craco è sì un paese disabitato ma non abbandonato.

Gli uccelli che volano sopra il paese gli danno un'aria sinistra

Craco e le mie impressioni 

Non so dire bene quali siano le mie sensazioni.
Se provo angoscia per chi ha dovuto lasciare la propria casa, i propri averi, i propri ricordi, le proprie storie per trasferirsi, senza fare più ritorno, giù a valle nella nuova Craco Peschiera. 

Se dispiacere per le ferite subite da una intera comunità e da un paese a causa della natura di un terreno che fino ad allora, per secoli, li ha tenuti saldi e che in seguito si è rivelato il loro peggior nemico, trascinando tutto in basso. 
Entrambe i pensieri mi turbano.


Una facciata delle case di Craco 

Non trovo parole per descrivere la scena che ho davanti. 
Guardo con attenzione quel paese deserto fatto di case e di antichi mattoni, di porte e finestre come tanti occhi aperti nel vuoto

Un paese che continua a resistere intorno al campanile della Chiesa Madre ed aggrappato con tutte le forze a quel fragile terreno. 

Consiglio a chi va a Matera di non perdere l'occasione di fare una visita a Craco che dista solamente cinquantasette chilometri. 

Non lo trovi interessante come posto? Sono curiosa di sapere se hai già visto una località come questa. 

venerdì 28 giugno 2019

I 10 luoghi da evitare in Italia e all'estero:dove, quando e perché


Ritornano i consigli delle Travel Blogger Italiane sempre pronte a dare suggerimenti utili per le vacanze. Questa volta non si tratta di località da visitare ma di luoghi da evitare.

Il motivo principale è l'affollamento, la concentrazione di persone nello stesso luogo!

Personalmente sono allergica alla folla, ma soprattutto in un viaggio cerco l'esperienza diretta e lenta per trarre solo benefici da tutto ciò che mi circonda. Non riesco a rilassarmi se intorno a me brulicano decine e decine di persone che a volte sgomitano per farsi largo. 

In questo post alcune travel blogger italiane danno delle indicazioni su dove non andare e, soprattutto, quando. 

I 10 luoghi da evitare in Italia e all'estero, dove, quando e perché

Sono due i luoghi che mi fanno dire Si, assolutamente da evitare

Non andrò più a Otranto durante la festa patronale dei Santi Martiri il 14 agosto. La festa dura tre giorni e sono propri quelli in cui Otranto viene invasa dai turisti. 

Tantissima gente in un piccolo borgo è incontenibile e se ti azzardi a fare una passeggiata nella via principale del centro storico non te ne esci più. Si resta fermi o si è trascinati contro la propria volontà. Otranto è meravigliosa e da aprile a ottobre si può visitare con calma.

Non andrò più a Napoli a San Gregorio Armeno nel mese di dicembre a vedere i presepi, ché i presepi non li riesci proprio a vedere per la calca che si crea. Tanto sono lì ogni giorno, quindi andare a fine ottobre o agli inizi di novembre è la stessa cosa. C'è sempre aria natalizia.

Restando in tema natalizio in Italia, ecco cosa dice Claudia del blog Travelwiththewind.

"Bolzano è famosa per i mercatini di Natale che ogni anno attirano migliaia di visitatori e il periodo più gettonato è quello intorno all'8 dicembre. 
Un po' perché è subito dopo Sant'Ambrogio (7 dicembre) tanto caro ai milanesi, un po' perché, se l'anno è fortunato, si riesce ad attaccarci anche il week-end, in quel periodo sembra che tutti diventino pazzi per i mercatini di Natale. 

Io sconsiglio proprio quel periodo per più motivi: è affollatissimo, tanto che diventa difficile anche solo avvicinarsi le bancarelle, i prezzi degli alberghi salgono alle stelle se non prenotati con largo anticipo, i treni idem e se si decide di andare in auto bisogna mettere in conto ore di coda sull'Autostrada del Brennero per il ritorno a casa. 

Visto che i mercatini di Natale sono aperti a partire da fine novembre fino al 6 gennaio di ogni anno, i periodi migliori per poterseli godere un po' più in tranquillità, e ve lo dico io che ci vivo e che in quei giorni "caldi" li evito in modo categorico, sono proprio a fine novembre e ad inizio gennaio." 

E all'estero cosa succede nel periodo natalizio? Ce lo racconta Samanta del blog Hopelesswanderer


"Il mercato di Natale di Erfurt è il più grande in Germania. Situato in Domplatz  si trova nel centro nevralgico della città e rende la vita degli abitanti spesso davvero complicata. 
Andarvi ogni weekend sino al 24 dicembre è una follia, credetemi. 
Ci si ritrova schiacciati come sardine in una piazza che, di per sé, è abbastanza grande. Camminare significa spingere chi si ha davanti ed esser spinti a propria volta da chi si trova dietro di noi. Persino lungo la settimana, dopo le 17:30, è difficile attraversarlo. 

Per lavoro, spesso, dovevo recarmi proprio in Domplatz e cercare di rimanere impassibile di fronte alle masse di tedeschi ammonticchiati l'uno sull'altro che canticchiavano „Oh Tannenbaum“ bevendo Glühwein era davvero difficile.

Non amo il lato commerciale dei Weihnachtsmärkte. Trovare oggettini fatti a mano di buona qualità è, infatti, molto difficile. Per questo, invece di unirmi alla folla, preferisco curiosare tra le tante piccole botteghe artigiane che si trovano nel centro storico. 
Sicuramente, dietro l'angolo, c'è anche una sala da tè ancora aperta, dove bere un punch (non proprio tedesco, lo so) oppure un Glühwein artigianale, con il suo profumo di chiodi di garofano e cannella."

Restiamo in Europa e spostiamoci in una delle capitali più visitate dai turisti. Andiamo a Parigi con Carlotta del blog Piccole avventure di famiglia


"Parigi da incubo? No, grazie!

Parigi richiama ogni anno numerosi turisti, ma se volete visitare la città senza incorrere in posti da incubo, occorrerà evitarne qualcuno in determinati periodi dell’anno.

Nel periodo natalizio gli Champs Elysées richiamano molti turisti (ma non i parigini!) per il tradizionale mercatino natalizio. Se l’atmosfera attira numerose persone, l’idea di dover sgomitare per riuscire ad avvicinarsi ad una bancarella o impiegare parecchio tempo perarrivare fino a Place de la Concorde, farà cambiare idea, specialmente a chi ha poco tempo e molto da vedere.

Il sabato pomeriggio la maggior parte dei negozi degli Champs Elysées sono chiusi. Se non volete rischiare di incorrere in una guerriglia urbana, durante una manifestazione dei Gilets
Gialli, è opportuno cambiare zona!

Il 14 luglio i Campi di Marte si riempiono di persone che restano accampate in una piccola porzione di terra per godere dell’unico spettacolo pirotecnico autorizzato. Anche i métro circostanti vengono chiusi per far defluire la gente. Rimanete alla larga se i posti troppo affollati vi innervosiscono! 

La Torre Eiffel è da evitare a Capodanno perché il comune non prevede animazioni e, soprattutto, episodi di violenza e furto si manifestano ogni annoPer il resto, bon voyage!"



Siamo ancora a Parigi a visitare il famoso Louvre. Ce lo racconta Marina del blog Maraina in viaggio

"Al Louvre non c’è solo la Gioconda! 

Che fai, vai a Parigi e non vuoi visitare il Louvre? Devi per forza, sennò poi cosa racconti quando torni?
Mi immagino il tuo rientro: “Al Louvre ci sei stato? L’hai vista la Gioconda?”
Dai, non esiste che tu possa rispondere che no, la Gioconda non l’hai vista.
Quando però visiti sul serio il Louvre, perché la Gioconda va vista, scoprirai che la vedrai con estrema difficoltà. 

Innanzitutto perché a dispetto della sua importanza è un quadretto delle dimensioni di un foglioA3; in secondo luogo perché c’è talmente tanta gente davanti, talmente tanta, che a stento riuscirai a
guadagnarti un posto in prima fila e quand’anche tu lo guadagnassi non ti godresti mai il capolavoro di Leonardo Da Vinci. Tanta troppa gente. Tutti a farsi il selfie, poi, mica a osservare davvero la Monnalisa.

Piuttosto, invece, quando ti trovi nella sala della Gioconda, voltale le spalle: resterai estasiato nel contemplare l’immensa tela dipinta da un pittore italiano, il Veronese, che rappresenta Le Nozze di Caana. Quello sì, è di grandissimo impatto, altro che il foglio A3 della Gioconda."

Detto da un'amante dell'arte, puoi crederci. Lei non sbaglia un colpo. 


Quando la folla si mescola ai protagonisti del quadro e diventano un tutt'uno. Foto di Marina Lo Blundo

A proposito di musei torniamo nella nostra bella Italia. Qual è il museo da evitare per non essere travolti dalla folla? Vediamo come se l'è cavata Federica del blog Ti chiamo quando torno.

"La folla ai Musei Vaticani

Di questi tempi l’elenco dei luoghi più affollati d’Italia e del mondo è pressoché infinito ma i Musei Vaticani sono i primi a cui penso a mente fredda.
Sono stata diverse volte a Roma ma, per quanto ci abbia provato, non sono mai riuscita a visitare i Musei Vaticani a causa dell’immane serpentone di persone che circonda l’intero edifico dei musei. Una fila così lunga non l’ho mai vista, giuro. E ovviamente la coda fuori è un chiaro presagio della calca che si trova dentro!

Dopo tanti fallimenti, durante il mio ultimo viaggio a Roma, mi sono impuntata: possibile che un’italiana che gira il mondo non riesca a visitare il Vaticano? E per riuscirci ho trovato un fantastico espediente: andarci all’alba!
Esistono infatti dei biglietti che consentono l’ingresso alle 7.30 prima del normale orario di apertura dei Musei delle 9.00.


Non vi nascondo che quando la sveglia è suonata all’alba la tentazione di girarmi dall’altra parte è stata forte ma il sacrificio è stato ampiamente ripagato dalla meravigliosa sensazione di trovarmi da sola, insieme al mio papà, tra i corridoi di uno dei musei più importanti al mondo!

Quando siamo arrivati alla Cappella Sistina il numero di persone era un po' aumentato ma non superava le quaranta persone e così ci siamo goduti anche gli spettacolari affreschi della volta comodamente seduti sulle panche laterali, prendendoci tutto il tempo per ammirare e apprezzare e studiare questo capolavoro.

Il rovescio della medaglia è che questi biglietti sono molto più cari del normale, è ovvio, ma vi assicuro che questa è un’esperienza che non si scorda facilmente!"

La soluzione di Federica è più che un ottimo consiglio. Fino a questo momento abbiamo capito che in inverno dicembre è un mese da prendere con le pinze. In estate possiamo immaginare quale mese evitare. 

Stessa spiaggia, stesso mare dalla Puglia alla Sardegna fino alla Grecia

Gallipoli "ti amo ma non posso" direbbe Sara Chandana del blog Drink from life


"A Gallipoli sono legati i ricordi della mia infanzia: la scuola di danza che ho frequentato, le passeggiate sul lungomare con la mia famiglia, i calzoni bollenti camminando sul corso, l’uomo del
chiosco delle granite al porticciolo e i pescatori che raccoglievano le reti. La mia Gallipoli è pura poesia. 
La ritrovo camminando d’inverno per le viuzze del centro storico.

Gallipoli ad agosto è irriconoscibile. Una marmellata di turismo selvaggio, traffico e caos. Le spiagge sono super affollate. Trovare parcheggio è un’impresa e le multe sono all’ordine del giorno. 

Evito come la peste la Baia Verde. Andare lì per me significa stress, chilometri sotto il sole in macchina per arrivare, cercare parcheggio, schivando i pedoni imbellettati. In alcuni lidi si balla in acqua con un bicchiere in mano, con la musica a palla del dj, una folla di persone imbizzarrite e il buttafuori all’ingresso.


Se hai vent'anni e vuoi divertirti così va bene. Se sei come me non andare ad agosto. L’alternativa tranquilla è attrezzarsi e andare agli scogli. Una dritta è Porto Selvaggio, a Nardò, ma evitando la zona della pineta, che ormai conoscono tutti, presa d’assalto. Buon mare!

Un luogo da evitare. la spiaggia a ferragosto
Ecco la tipica spiaggia salentina assalita dai bagnanti il giorno di Ferragosto: moooolto rilassante!!!
Antonella del blog I viaggi dell'Anto ci spiega, invece, come ha inciso l'evoluzione dei salvagenti e quale spiaggia evitare per l'invasione della gente. 

"Cala Brandinchi è una delle spiagge più belle della Sardegna. Si trova nella località di Capo Coda Cavallo, di fronte all’isola di Tavolara. Una mezzaluna perfetta di sabbia bianchissima e un mare caraibico con l’acqua bassa che si colora di infinite sfumature di azzurro, verde e blu.
Purtroppo in Agosto la spiaggia è off limits.

Orde di turisti la invadono violentemente con chilometri quadrati di teli mare, ombrelloni , sdraio e gigantesche borse frigo. Palette, secchielli e ogni altro gioco immaginabile si sparpaglia sulla battigia già piena di materassini e gonfiabili dalle proporzioni inaudite. 
Fenicotteri rosa in stile Ferragni e isolette con tanto di palma hanno soppiantato i già inguardabili alligatori galleggianti.

Giovani mamme urlano e si sbracciano senza un vero motivo apparente mentre le pin up milanesi si fanno fotografare in pose da velina dai loro muscolosi accompagnatori e gli inguaribili dei palettoni attentano alla vita di ogni malcapitato che si azzardi ad attraversare il loro raggio d’azione.

Il tutto condito dal brutto vizio tutto italiano di parlare a voce alta, anzi altissima mi ha fatto fuggire immediatamente da questo paradiso.

Attraversando a piedi la pineta alle spalle della spiaggia ci si trova a Lu Impostu, una cala quasi altrettanto bella ma decisamente meno affollata. E’ l’alternativa perfetta! Anzi la cosa migliore è parcheggiare addirittura all’entrata di Lu Impostu (il parcheggio è meno caro) e arrivare a piedi a Cala Brandinchi magari per farsi un selfie col fenicottero!"


All'estero le cose non vanno tanto meglio. Elisa del blog Elimeli  mette in guardia da un posto inflazionato proprio dagli italiani.

"La magia di Santorini in agosto… si disperde nella folla del turismo italiano

Lo so, per tutti quelli che le ferie le hanno in agosto, Santorini​ ammicca seducente con i suoi colori bianchi e blu​. Lo so. Santorini ha ​qualcosa di incantato​ e se in così tanti la scelgono per le loro vacanze non è certo un caso.
Lascerete anche voi un pezzettino di cuore fra le ​vie di Oia​ e le ​bouganville​ che si arrampicano sulle casette bianche di ​Thira.​
Però date retta a me, non cedete alle sue lusinghe in agosto.

In agosto vi ritroverete a ​Kamari​ a fare slalom tra ​scooter guidati da italiani​. A tentare di riposare in spiaggia senza riuscirci, perché il vostro vicino di ombrellone non la finisce più di ripetere che​ “la pizza come la fanno in Italia non la fanno da nessun'altra parte”. ​ 

Vi ritroverete seduti su una magnifica terrazza a Oia ad aspettare il tramonto circondati da connazionali che parlano con quel tono di voce che ci fa riconoscere in qualsiasi parte del mondo.

Quindi ​aspettate​, non sprecate la vostra visita nel mese più affollato dell’anno. Aspettate e andateci in settembre o in ottobre. Una settimana di ferie fuori stagione prima o poi capita a tutti... tenetela per Santorini."

Li chiamerei posti da brividi.

Concludiamo spostandoci in oriente con Virginia del blog Travelgudu che senza tanti giri di parole racconta il luogo da evitare, ma non troppo, secondo lei. 


Luogo da evitare in Cina, Citta Proibita di Pechino
La Città Proibita a Pechino è uno dei luoghi da evitare nella Golden Week. Foto di Virginia Bovolo

"Da evitare: Città Proibita, Beijing (Pechino), Cina.
Periodo: tutto l’anno ma in particolare in alta stagione, ad agosto e durante la Golden Week, ovvero la settimana in cui in Cina si festeggia l’anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese. 
Perché:la Città Proibita è sovraffollato e si perde la sensazione di enormità che invece il luogo avrebbe se ci fossero meno persone. Inoltre, i cinesi sono abituati all’estrema vicinanza gli uni con gli altri e possono risultare un pochino molesti a noi occidentali che invece siamo abituati ad un certo rispetto del nostro spazio vitale. 
Alternativa: non esistono alternative paragonabili alla Città Proibita." 

Allora se siamo senza alternative armiamoci di pazienza.

Hai avuto anche tu un'esperienza che ti ha fatto dire "mai sia più"? Raccontalo nei commenti. 





lunedì 24 giugno 2019

Vacanze in Puglia:ecco dove andare

Vacanze in Puglia Otranto, faro di Punta Palascia

Stai pensando di fare un viaggio in Puglia e non sai dove andare? Ti capisco. Con una regione lunga quattrocento chilometri è difficile scegliere il posto ideale.
C'è proprio l'imbarazzo della scelta anche se, a dir la verità, la lunghezza è compensata dalla larghezza. La Puglia è stretta, quindi, si passa da un lato all'altro in poco tempo.

Una volta scelto il tipo di vacanza: mare, borghi, città o campagna, magari sostando in una delle splendide masserie pugliesi, si è a metà dell'opera. 
Volendo si possono abbinare più combinazioni. Vediamo come fare le vacanze in Puglia e dove andare.

mercoledì 12 giugno 2019

giovedì 6 giugno 2019

La Birra Messina, una storia di passione, coraggio e successo


Il nuovo stabilimento del birrificio Messina
Il nuovo stabilimento del Birrificio Messina
Oggi voglio raccontare una bella storia. 

Di quelle che lasciano un sorriso sulle labbra per la soddisfazione di aver ascoltato un successo di vita e per la convinzione che se si vuole, tutto può accadere. Basta avere coraggio, costanza, grinta e soprattutto competenza. 
Con questi requisiti tutto sembra più facile e sono convinta che i sogni possono diventare realtà.  

Durante la presentazione di un nuovo prodotto, nello stabilimento dall'Heineken di Massafra, ho ascoltato affascinata e stupita la storia di quindici persone che hanno aggiunto a tutto il resto anche un pizzico di follia che sicuramente li accomuna. 

Sono loro i protagonisti della recente storia del Birrificio Messina, un marchio storico siciliano che nell'arco di quasi cento anni ha visto la sua nascita e la sua decadenza. 
Sono sempre convinta che dalle ceneri, la fenice risorge sempre più forte che mai. Così è stato. 

La storia del Birrificio Messina 


La birra Messina nasce nel 1923 in Sicilia dalla famiglia Presti - Faranda. Dopo circa sessantanni di attività, a causa di un periodo di crisi, lo stabilimento viene rilevato negli anni Ottanta dall'Heineken.

Nonostante il birrificio andasse bene, la multinazionale olandese, per motivi logistici non risolvibili, decide di chiudere l'impianto e trasferire la produzione nello stabilimento di Massafra, a Taranto. 

Pensando di perdere definitivamente l'identità della creatura tutta siciliana, intervengono gli eredi della famiglia Faranda che riescono a mandare avanti il birrificio, con il nome di Triscele srl. 
Tutto questo dura solo pochi anni perché nel 2011 gli operai vengono licenziati. 

L'azienda segue l'iter di una dolorosa chiusura e con essa anche i lavoratori vengono messi a dura prova e restano senza lavoro. Si ricercano acquirenti e investitori inutilmente. Molte promesse vengono disattese fino a che un giorno c'è stata la grande svolta


Il marchio della Birra messina
Doc 15 è la birra che nasce dalla passione dei quindici operai 
Quindici dei quarantuno operai decidono di rilevare l'azienda, fondano una cooperativa, investono il loro trattamento di fine lavoro maturato fino ad allora e diventano dipendenti di se stessi. Riescono a trovare i finanziamenti e ricominciano a produrre birra. 

Non possono usare il marchio "Birra Messina", ormai di proprietà dall'Heineken, ma per niente scoraggiati, dal loro saper fare nascono quattro nuovi tipi di birra da lanciare sul mercato. 

  • La Birra dello Stretto, dedicata al territorio, a una Messina che sa rinascere sempre. 
  • La Birra dello Stretto Premium, ancora più speciale dagli aromi fruttati.
  • La Doc 15 Cruda, creata dalle antiche ricette dei mastri birrai. 
  • La Doc 15, intitolata ai quindici fondatori della cooperativa. 

Le fantastiche 4 birre prodotte dal Birrificio Messina

Un riscatto che ha dell'incredibile e che rende fiero un intero Meridione. E io ne faccio parte orgogliosamente di questo Sud che amo con tutte le sue bellezze e le sue contraddizioni.

La capacità e le competenze dei mastri birrai sono la prima forza della Cooperativa Birrificio Messina che continua a produrre le sue birre artigianali e riesce a soddisfare la richiesta sul mercato con un obiettivo che si sono posti a breve termine, cioè esportarla all'estero.

L'Heineken e il legame con il nuovo Birrificio Messina


La presenza dell'Heineken in Italia è cominciata nel 1974 con l'acquisizione della birra Dreher. Da allora il legame si è consolidato e l'azienda ha ampliato la filiera produttiva su tutto il territorio nazionale con l'acquisizione di molti marchi come l'Ichnusa e la Birra Moretti. 

Heineken Italia recentemente ha deciso di rilanciare il marchio della Birra Messina continuando a produrre la classica bevanda nello stabilimento di Massafra e creando per l'occasione un nuovo tipo di birra dalla ricetta speciale che sarà prodotta in parte anche nel birrificio siciliano.

Una bella notizia e una rivincita per i quindici audaci messinesi che possono essere soddisfatti di poter portare avanti la tradizione dei loro padri e, ancor prima, dei loro nonni.

Il nuovo tipo di birra ha un ingrediente che mi ha lasciato in un primo momento perplessa:i cristalli di sale dei mari della Sicilia


La Birra Messina cristalli di sale dei mari della Sicilia
La nuova Birra Messina con cristalli di sali di mare della Sicilia.

Poi la fantasia ha avuto il sopravvento e mi ha condotta in un luogo fatato dove i cristalli di sale rivestono la stanza di un castello e quando i raggi del sole inondano le pareti, la luce riflessa dai cristalli formano un arcobaleno. Ma questa è un'altra storia.

Colori e forma:un nuovo abito per il debutto


Per il nuovo lancio, la due qualità di birra hanno subito un restyling delle bottiglie e delle etichette. I colori della Sicilia che si ritrovano anche nelle ceramiche locali sono predominanti. 

Per la bevanda tradizionale, il giallo del sole e l'azzurro del cielo e del mare colorano l'etichetta romboidale, decorata ai bordi con motivi floreali stilizzati.

La Birra Messina, la storia di quindici operai
La Birra Messina classica prodotta nello stabilimento Heineken di Massafra. 

La bottiglia della birra con i cristalli di sale ha un aspetto originale. La forma è più piccola e più larga. Il collo è più corto rispetto alle solite bottiglie e presenta due bordature floreali sbalzate e cesellate che richiamano la decorazione posta sull'etichetta bianca, più semplice e pulita. 

"Come una piccola damigella adornata, blasonata e pomposa nel suo aspetto in perfetto stile barocco".

Dico la mia

Premetto che non sono una grande intenditrice di birra, bevo poco gli alcolici anche se di bassa gradazione, ma la gusto volentieri d'estate accompagnata a una pizza. 

Ho assaggiato le due birre durante la cena e ho constatato che entrambe si abbinavano bene alle portate. 
Delle due, ho preferito la ricetta speciale, la Birra Messina Cristalli di Sale, che, secondo il mio modestissimo e umile parere, ho trovato più delicata e con un aroma più profumato (forse si dice fruttato ma non ci provo neanche!).

Mi chiedevo se avessi già sentito parlare della Birra Messina e se l'avessi già assaggiata. In caso contrario, il mio consiglio spassionato è di provarla subito. 


martedì 21 maggio 2019

Visita al MUMA, il museo della maiolica di Laterza

Il Museo della Maiolica di Laterza contiene preziosi oggetti di maestri ceramisti.

I piccoli musei sparsi nella provincia di Taranto sono poco conosciuti se non da appassionati del genere e intenditori. Li ritengo piccoli gioielli preziosi che raccontano la storia di un territorio e che racchiudono le memorie dei nostri avi.

Dopo essere stata al Museo di Rodolfo Valentino a Castellaneta, eccomi a Laterza per visitare il MUMA, il Museo della Maiolica, e riporre nel mio scrigno un altro tesoro del mio territorio.

martedì 30 aprile 2019

Massafra: l'escursione sul fondovalle della gravina San Marco

Gravina San Marco di Massafra

Le gravine di Massafra sono una continua scoperta per me. 
Da quando ci sono andata la prima volta con l'università ad oggi, resto ancora affascinata da questa grande bellezza che Madre Natura ci ha regalato. 
Sono convinta che ancora ci sia tanto da scoprire ed ogni solco scavato nei tempi geologici ci riserverà sempre continue sorprese. 

Dopo la mia esperienza di hiking sulla estrema dorsale del Raganello, mi cimento in una nuova avventura. Questa volta non salgo ma scendo. Ti racconto della mia esperienza, alcuni cenni storici sui ponti e in fondo troverai le mie piccole riflessioni.

sabato 20 aprile 2019

La Passione Vivente a Massafra


La Passione Vivente a Massafra

Non credo di essere brava a scrivere su questi argomenti, visto che ho tutta una mia idee in proposito. Ti dico però che quando assisto a queste rappresentazioni, se ben fatte, resto sempre stupefatta e alquanto coinvolta. 
La Passione Vivente ripercorre gli ultimi giorni della vita di Gesù Cristo, dal suo ingresso a Gerusalemme, attraverso le cosiddette "poste", cioè i momenti salienti che lo hanno accompagnato alla crocifissione.